sabato 5 giugno 2021

La mia vita è un libro

La mia vita è un libro, che già
vanta di discrete pagine. Eppure,
il tarlo della carta mi logora
giacchè non un granché, in esse,
v'è scritto. Di giorni tutti uguali
v'annoierò, di meste euforie, d'inutili
certezze vi rendo testimoni. Pavide
scelte, forse, di certo pigre. Servili
le trame, ingabbiate da metriche stantie:
obbedienza, responsabilità, rispetto.
Autore d'un romanzo non scritto,
di mancate poesie, di rime incompiute
nell'attesa illusoria di essere libero.
Nel depositarsi della polvere, tra testi
plagiati e incoerenti, comprendo
il dolore, la delusione nell'intuire
un finale banale. La mia vita
è un libro di discreta fattura,
dal contenuto superfluo.

Camòrs



mercoledì 2 giugno 2021

Il tempo fermo

 #acquarelliinpoesia

Questo acquarello ha ispirato una poesia, un racconto, una favola/fiaba. Qui potete leggere la poesia.

Acquarello di Ruben Gagliardini

Poesia di Stefano Camòrs Guarda  


Il tempo fermo  


Rasento le ombre, sconfitto  

avanzo, nella città su cui astri 

diffondono oscurità.  

Corpi stanchi, privi di volto, 

scevri d'identità vagano 

confusi all'angoscia celata 

in anfratti angusti, soffocanti.  

Abbasso lo sguardo, nel pianto 

annego sfumature, un chiaroscuro 

che strazia il cuore. Tranelli 

s'aggrappano al cemento: 

ragnatele catturano la speranza. 

Mi trascino nel mondo asettico,  

gli alti palazzi m'ignorano; aguzzi 

come siringhe, slanciate lancette 

d'una vita, d'un orologio,  

d'un tempo fermo.


Camòrs




lunedì 16 novembre 2020

Sinfonia d'una città - prima parte

Busto Arsizio, 

Non sono un "Bustocco", perché qualcuno mi ha detto che per essere bustocchi devi andare indietro di almeno tre generazioni e io non sono nemmeno alla prima, però se dico bustese, la maggior parte delle persone mi chiede se sono della vicina Busto Garolfo. Allora cosa sono? Presto detto...sono un Cassanese che da ormai quindici anni vive a Busto e con questo mio spirito scevro di pregiudizi, o meglio, campanilismi di quartiere, osservo la città che mi ospita e cerco di assaporarne tutti i suoi spunti. Quello che mi piace condividere è questo mio sguardo neofita da sedentario turista, perché vi assicuro che Busto Arsizio è molto bella. Dovessi esprimermi attraverso una metafora, direi che Busti Grandi è come un magnifico mosaico, solo che, a volte, ha le tessere troppo distanziate e si fatica a coglierne velocemente l'armonia. Passo passo, però, un suono di fondo emerge e diventa sinfonia, sinfonia d'una città appunto. Così anch'io nella lentezza che rintuzza le braci della curiosità, la esploro e vedo, e ascolto..... 

foto dal web

Piazza San Giovanni - la partenza 

Una strana sensazione mi prenda la mente, l’avvolge e la stringe. Non allenta la presa e continua a ronzare in un eco diffuso e confuso, il rumore di un galoppo lontano che tende ad avvicinarsi. Un suono che diventa musica, sottofondo. Mi pare di conoscere la melodia, ma non ricordo il compositore, o meglio, l’ho lì, sulla punta della lingua. Mi circonda una piazza di varie architetture contaminata; convivono in armonie a volte forzate a volte lineari. Ne esce il carattere, lo stile e del tempo, l’interpretazione. Un brusio diffuso diventa la voce di un coro, la quale accompagna il solista, che nella mia testa ha lanciato l’assolo. Mi ha sorpreso qui, in questo teatro improvvisato sotto la volta pensata da Dio per la perfezione acustica. Senza che me lo aspettassi i luoghi e il tempo, sono stati tramutati in strumenti d’orchestra, la mia mente in spartito. Le mie gambe non si arrestano e con movimenti lenti e pensati mi conducono sulle note di questa città, di questo solfeggio di vita. Le anse della piazza caratterizzano il motivo, vibrazioni, fiati, percussioni e voce. Un groviglio, apparentemente indigeribile ma unico. Ogni facciata è pronta ad essere strumento del suo tempo, dai clavicembali rinascimentali alle tastiere elettriche di fine novecento e si sposa nello stupore generale, il graffio di chitarra elettrica con l’eleganza soffusa di un contrabbasso jazz, nella benedizione dei rintocchi di campane a festa.  Le vie laterali sono pause, dalle quali è possibile uscire, dirottare la musica altrove, pause o forse archetti per collegare note distinte ma salde nel proprio carattere. Un impulso mi assale in maniera smodata, un’esplosione nel petto e poi il battito del cuore in crescendo è presagio d’un avvento canoro, sul palco d’opera. Non sono un musicista e nemmeno un cantante, ma davvero fatico a soffocare l’istinto che mi vorrebbe irruente tenore nel lanciare al cielo i versi di una poesia, o forse di una canzone.  

 

È per me un fruscio
il tempo che scorre, vibra
la corda del tempo
e suona la sua melodia.
Le voci del coro si alternano,
entrano i contralti, perduto
il basso. Il timbro mi è nel cuore,
lo sguardo serrato dal dolore,
custodito nel ricordo, riappare.
Riaffiora una luce già vista,
conosciuta e amata. Riflessi,
lineamenti di un volto caro,
come acqua nel deserto.
Nonno, nipote, figlio, padre e
le vibrazioni d'una carezza
amplificano l'affetto, nell'armonica
cassa, eco delle generazioni.


Stefano Camòrs Guarda

Sinfonia d'una città -  CONTINUA....... 

giovedì 27 agosto 2020

Torniamo lucidi

 


Ho sempre avuto a cuore uno stile educativo piuttosto severo, oserei dire marziale. Non per velleità di divisa o grado, ma per pragmaticità mentale e adeguatezza nel contesto sociale. Ricordo con nostalgia l'insegnamento forte di condivisione, schiettezza e distacco dall'amico, condizione selezionante l'affetto e l'amicizia sincera e duratura; così come la profonda vicinanza e rispetto per il proprio nemico, perchè in virtù delle sue salde convinzione, robuste pari alle mie, egli mi s'è contrapposto. In nulla di ciò è di casa la violenza. La passione, a volte la rabbia, ma la disciplina inculcataci pilota inevitabilmente l'istinto nei cieli della ragione. Da esse usciva l'azione, il fare e anche lo sbagliare, perbacco!
Riconoscere l'errore, ammettere la propria responsabiltà, senza vergogna, senza pudore o guadagno, lavorare per ambire un rimedio.
Mi dolgo oggi, poiché fatico a ricercare sittanto valore; se non tra le pagine dei libri ingialliti. Siamo i veri falliti, erranti cercatori di una realtà estinta.
Ho terrore delle persone sottomesse che cercano una vana elusione alla schiavitù della frustrazione intorpidendo la mente e sbiadendo la vita in futili, istantanee illusioni.
Essi sono già morti, plagiati nell'oblio più cupo del nuovo dogma. Cadaveri contro i quali non si può vincere una guerra, perché loro non la combatteranno, mendicheranno ancor prima del primo dissidio. Ed è nota la fine che fanno i parassiti su un animale ormai già putrescente.

Camòrs
27/08/2020

giovedì 20 dicembre 2018

Il tempo fermo


Mi piace l’oscurità e il silenzio. So che per alcuni potrebbe apparire una frase indice di tristezza, ma per me non è così e non lo è mai stato. L’unica sensazione che provo è quella di una quiete profonda e rilassante, conciliante con l’impetuoso fluire dei miei pensieri. Ricordo di un luogo, una piccola cucina sempre con la stufa accesa. Mi piaceva sedere sulla cassapanca e osservare fuori, soprattutto nelle notti di luna piena, quando la si vestiva di ombre e i profili dei monti continuavano ad essere presenti nel mio orizzonte. La luce la tenevo spenta, il chiarore della luna era sufficientemente luminoso per blandire ogni angoscia recondita. I pensieri scorrono come bobine di film d’epoche passate, scene di muto assorbono il tempo. Il crepitio della legna che chiede spiegazione, brontola, emette sonorità imbarazzanti sprigionando gas di combustione. L’odore di fumo mi ricorda il sapore della polenta rustica, cucinata e menata là sopra per ore. L’occhio osserva fuori dal vetro e vede il lieve movimento di fronde: noce, acero campestre, qualche pino. La casa appare vuota, ma non lo è. Tutti nuotano nei propri sogni ad occhi chiusi, io ad occhi aperti nei miei e mi riposo ancora di più. Non trovo in questo mio fievole piacere nulla di malinconico o disperato. Anzi nella realtà, sto davvero provando la gratuità delle cose scrutate con cura. Le sfumature, il tepore, l’immortalità delle stelle e lo splendore delle mie miriadi di domande. Quando la tua mente si allarga all’infinito, come il cosmo, trovi la tua vera natura e porzione di esistenza. E’ solo una manciata di minuti, tra qualche sbadiglio vissuti, eppure cari e ricercati come i sorrisi della vita. 

venerdì 9 novembre 2018

Due briciole di pane



Doo fregoeuj de pan,
el breviàri desmentegà 
e un fiasc; voei.                                          
El Curà, finì che l’ha de disnà
l’è nda via, pien da spirit. 
Eh già, vucasiùn alcolica,
soo Eminenza. Avègh lù
sedù in cà, l’è l’orgoi
de familia e a messa la panca,
quela là inanz, l’è assicurada.  
L’è l’invidia de tuch
chi ch’inscì nel cùrtil,
di omen e di soo mié.
A mi me interessa pòc     
me stufi a sentì semper i stess ròb.
Dal Papa del prim bicér, ai comunisti
in giò là, sul fund dela butiglia.
L’è robe da grandi, pensi mi,
me disen che oramai
l’è tradisiùn. Sarà.
Senti un quei v’un,
che pian pian se moev,
po’dàs che sia il Don,
turnà ndré a ciapà il so ròb.                 
L’è invece un passeròtt,
piscinìn, saltèla sovr’al taul,    
de premura cata su un tuchél de pan
e po’via, su al cièl,
lì l’è sicur che sta bén.
U capì che in cà mia
se spreca minga gnent,
o forse, dumà i paròll
de noster Signùr. 

Camòrs 2018